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  • Pietra d'Angolo

3,2,1.. via!


3,2,1.. via!

Mi chiamo Elisa e sono una determinata sognatrice.

L’idea di fare questa esperienza è stata nella mia testa per parecchio tempo.

Ha iniziato a crescere ed a diventare un pensiero fisso dopo il primo rientro di don Francesco a Sassari, quando alla mia domanda “Ciccio, ma se dopo la laurea venissi da te in Madagascar??” lui rispose “Certo! Anche adesso!”.

È diventata un progetto durante l’ultimo anno di università… e poi realtà, il 16 Febbraio 2019 quando, dopo 3 voli e non so quante ore di viaggio, ho potuto scorgere tra la folla fuori dall’aeroporto un faccione bianco in prima fila: don Ciccio.

Siamo partiti in macchina da Antananarivo il mattino seguente per iniziare un viaggio lungo quanto interessante! Fuori dal finestrino un’infinità di cose da osservare e scoprire, un susseguirsi di situazioni e cose affascinanti e strane.

Neanche usciti dal cancello un ragazzo in infradito ha attraversato davanti a noi e si è fermato in una pozzanghera per sciacquarsi i piedi. Di seguito traffico, urla, persone con qualsiasi cosa in equilibrio sopra il capo, carretti trainati da buoi, vestiti stesi sui cespugli e sull’erba, spaccapietre, banchi di frutta coloratissimi, una bambina di circa 5 anni con un fratellino sulla schiena ed uno per mano. Ci sarebbero voluti 100 occhi.. ed altrettante macchine fotografiche!

Arrivati a Fianarantsoa abbiamo cenato con Leonce e Mahereta, due dei ragazzi provenienti dai villaggi della Missione, primi del loro popolo ad andare all’università! (studiano rispettivamente Scienze del turismo ed Infermieristica).

L’indomani, all’alba, ci siamo rimessi in viaggio e, allontanandoci dalla città, abbiamo proseguito verso sud tra la terra rossa, i fiumi, gli zebù, le risaie immense e le colline scolpite a gradoni.

Dopo una breve tappa a Ihosy abbiamo percorso la strada sterrata, piena di buche, che, superato qualche altro piccolo villaggio, ci ha portati prima ad Analavoka ed, un paio di giorni dopo, ad Isifotra.

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