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Mica... questo minerale sconosciuto

  • Immagine del redattore: Pietra d'Angolo
    Pietra d'Angolo
  • 2 mar 2024
  • Tempo di lettura: 4 min

Chi l’avrebbe mai detto che esiste un legame fortissimo ma silente tra la nostra quotidianità occidentale e la vita di circa dodicimila bambini dai 5 ai 17 anni che in Madagascar sono sfruttati nelle miniere di mica? E già: Mica... questo minerale sconosciuto ai più, ma quotidianamente tra le nostre mani. Mica è un minerale, residuo estratto delle rocce eruttive che puoi trovare trasformato e lavorato nella maggior parte dei nostri elettrodomestici, nella vernice delle nostre auto, nei cosmetici femminili, dal rossetto al fondotinta, in modo da renderli brillanti e persino nel dentifricio. Ma lo splendore di questi prodotti ha un lato oscuro che tutti noi ignoriamo... e che qui, al sud del Madagascar, si sta accentuando come una nuova schiavitù. La crescente siccità porta intere famiglie del sud-est del Madagascar a non poter più investire energie nell’agricoltura e allevamento, quindi le obbliga ad accettare ciò che “passa in convento”. È risaputo che la nostra fantastica Isola rossa è ricca di minerali, ma non avrei mai pensato di essere letteralmente circondato da vasti appezzamenti di terra ricchi di questo minerale che si presenta come delle scaglie luccicanti di pietra più o meno grandi e anche sotto forma di polvere. Tutto è iniziato durante una classica tournée post-pasquale, e cioè due settimane dopo Pasqua, mentre mi dirigevo verso un villaggio abbastanza lontano dal centro missionario, per incontrare gli adulti e prepararli alla celebrazione dei Sacramenti del Battesimo e dell’Eucaristia, dopo aver attraversato un fiume mi bloccai con la macchina per un problema al semiasse posteriore che faceva perdere tanto olio. La macchina non poteva più procedere, allora, avendo visto un villaggio non troppo distante presi il mio zaino e insieme a due miei accompagnatori mi diressi verso quel villaggio in modo da trovare riparo per la notte e riflettere sul da farsi. Essendo già sera, gli abitanti rientravano nelle loro abitazioni stanchi dopo una giornata di lavoro, ma presi da curiosità per l’ospite inatteso, ci ritrovammo in tanti dentro la casa del “lonaka” (capo villaggio) a chiacchierare del più e del meno. Ed ecco che mentre si preparava un po’ di riso con bietole bollite per me e i mei accompagnatori, si discuteva sulla giornata appena trascorsa e sul lavoro faticoso e pericoloso nella miniera. Alché la mia curiosità e il mio status di missionario mi permette di investigare un po' più a fondo e scoprire che a circa un’ora di cammino si trova una nuova miniera, di un materiale chiamato Mica. A detta degli adulti è stato uno straniero di provenienza cinese ad aver acquistato il terreno e a pagare chiunque riesca ad estrarre una tonnellata di quel minerale al valore di 80.000 ariary (cioè 18 euro). Quello sarebbe il quantitativo che tre ragazzi robusti riescono ad estrarre più o meno in tre giorni. Inizia quindi un dibattito su i rischi e le malattie che stanno aumentando da quando in tanti, bambini compresi, ci si dirige a lavorare in miniera. Ormai rassegnato per la mia “tournée” dato che il problema della macchina non si potrà risolvere in pochi giorni, decidiamo di inviare un messo che avvisi la comunità che mi attende per i sacramenti che ritarderò di qualche giorno e ci diamo appuntamento per visitare la miniera l’indomani mattina. Alle prime luci dell’alba lasciamo le capanne dove siamo stati ospitati e dopo un breve passaggio al fiume per rinfrescarsi seguo la schiera di adulti, giovani e bambini che ci guidano verso la miniera. Nonostante sia ancora molto presto, il caldo inizia a farsi sentire e cerco di non rallentare il passo per non fare brutta figura. Il paesaggio che ci circonda sa di paradiso, ma ciò che si presenta ai miei occhi appena arriviamo dopo circa un’oretta di camminata ha dell’incredibile. Bambini e giovani donne immersi tra le polveri luccicanti di questo minerale, che si avvicendano tra chi scava e martella, chi trasferisce il ricavato in un mucchio esterno più centrale e chi setaccia e così inizia a separare la semplice terra dallo stesso minerale. Le buche si alternano ai cunicoli più o meno profondi o lunghi e di varie forme. Ognuno svolge al meglio il suo compito, e dopo pochi minuti di distrazione per salutare con sorrisi l’ospite, si ritorna subito a lavoro perché l’obbiettivo è quello di raggiungere al più presto il quintale in modo da poter guadagnare il corrispettivo di 18 euro. Sono proprio i più piccoli che tra uno scherzo e un sorriso fanno i calcoli, e invece di chiacchierare su argomenti adatti alla loro età, fanno i conti su quanti giorni mancano per raggiungere il quintale di minerale estratto. È veramente un’aberrazione e un peccato che grida laceranti urla al cospetto del buon Dio pensare che quei pochi centesimi guadagnati, non giornalmente ma solo quando si raggiunge il peso predefinito, nel percorso economico dall’estrattore al banco commerciale poi valga in realtà miliardi. È inutile soffermarmi sui danni sanitari subiti a dover respirare fin da giovane età quelle polveri e rimanere senza custodia sanitaria e scolastica.

 
 
 

1 commento


canu.maria.antonietta
02 mar

Questo tuo commento mi ha lasciata basita .Chi può da sempre sfrutta i fratelli poveri per il proprio tornaconto personale.Un forte abbraccio a tutta la comunità.🙏🙏🙏

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