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“Mpivahinin’ny Fanantenana” (“Pellegrini di Speranza”)

  • Immagine del redattore: Pietra d'Angolo
    Pietra d'Angolo
  • 5 mar 2025
  • Tempo di lettura: 3 min
Strada verso Sakafaseny a 13 kilometry da Analavoka.
Strada verso Sakafaseny a 13 kilometry da Analavoka.

“Mpivahinin’ny Fanantenana” (“Pellegrini di Speranza”) è il tema che accompagna i passi di tanti cristiani in cammino in quest’anno giubilare, in qualsiasi spazio geografico si trovino, che vivono da pellegrini in cerca di Speranza e portatori di Speranza. Anche noi, qui al sud del Madagascar, cerchiamo di mettere insieme i nostri passi per incontrare la Speranza che è Cristo e allo stesso tempo portare segni di Speranza ai nostri fratelli.

Tutti ben sappiamo che la Quaresima è il cammino privilegiato in preparazione al Sacramento del Battesimo da celebrarsi durante la veglia pasquale e per chi già ha ricevuto questa Grazia, la Quaresima è il tempo forte che ci aiuta a rivivificare la nostra professione di fede, la nostra scelta di e per Cristo come unico Salvatore della nostra esistenza. È quello della Quaresima il periodo più “saporito” per i catecumeni nel loro cammino ormai giunto alla celebrazione di quelle tappe che insieme alla comunità cristiana li introducono alla celebrazione dei Sacramenti. Ed è proprio in cammino verso i villaggi dove ogni settimana le comunità cristiane ci accolgono che si concretizza nella mia esperienza spirituale e giubilare l’essere pellegrino di Speranza.

Più volte nelle pagine di questo settimanale abbiamo descritto la situazione geografica del distretto missionario affidato nell’Aprile del 2014 alla nostra Chiesa turritana: 1500 km2 con una quarantina di villaggi sparsi e di dimensioni e densità di popolazione varia, con 14 comunità cristiane che cercano di vivere la bella notizia che è il Vangelo, si riuniscono per celebrare il Cristo e crescere nella catechesi e nella carità.

Ogni giorno, soprattutto la domenica, diventa occasione di pellegrinaggio sia per il sacerdote così pure per le religiose e i laici che organizzano la visita alle varie comunità cristiane distanti anche tre ore di cammino dal centro del distretto missionario nel villaggio di Analavoka. Alcuni villaggi si possono raggiungere con la macchina, altri con la moto o la bicicletta, altri soltanto a piedi. In modo particolare durante la stagione delle piogge (da novembre ad aprile) le piogge e i cicloni fanno si che la strada già difficilmente percorribile nel periodo secco, in questi mesi diventi un vero e proprio percorso tortuoso tra fango, fiumi da guadare e il caldo soffocante che rende tutto più faticoso. Ed è proprio in questo periodo, preparazione immediata alla Pasqua, che noi siamo chiamati a vivere e metterci in cammino da pellegrini che portano la Speranza che è Cristo ma allo stesso tempo incontrano la Speranza nei villaggi tra i volti di tanti adulti e giovani che chiedono di poter essere cristiani, di poter ricevere la Grazia del Battesimo. Sono adulti e giovani che almeno da due anni, insieme al catechista ogni settimana, e al sacerdote ogni due o tre mesi (a seconda della distanza geografica e di altri problemi), cercano di “frequentare” la Parola del Dio di Gesù Cristo facendone esperienza graduale nella vita della stessa comunità cristiana.  

Ogni “fine settimana” mi metto in cammino, col mio zaino forse troppo pieno di abiti e scorte per il viaggio, insieme ad un gruppetto di accompagnatori e animatori di comunità che mi aiutano a portare sia il pesante bagaglio dell’Evangelizzazione, ma anche i bagagli materiali tra libri di canto, catechesi, Bibbia, calice, ostie, medicine, etc…

Durante il cammino, tra contemplazione della natura che ci circonda, chiacchierate su ciò che le giornate ci riservano e risate per i passi goffi del sacerdote straniero che nonostante i 12 anni di vita in Madagascar, ancora non ha imparato a quale altezza del fiume si può attraversare o come mettere i piedi sul fango o sulla sabbia senza slogarsi la caviglia… veramente pellegrini… con una meta ben precisa: l’incontro con un’altra comunità assettata di sentir parlare di Cristo o per lo meno pronta ad accoglierci da stranieri e pellegrini. E in questo cammino i tuoi amici pellegrini sono altri adulti o giovani desiderosi di condividere la scoperta del Vangelo. Sono loro che mi insegnano come vivere da pellegrino, accettando oltre ai traguardi raggiunti anche le slogature e le necessarie pause (anche spirituali), sempre attento a seguire il percorso che altri prima di noi hanno fatto lasciando segni non sempre evidenti ai miei occhi. Pellegrini che si lasciano cullare dall’accoglienza calorosa ma allo stesso tempo essenziale degli abitanti del villaggio al tuo arrivo quando dopo chilometri di camminata tra il nulla della “savana” inizi ad intravedere alcuni tetti di paglia e i campi coltivati e ben curati… tra le grida di sorpresa di tanti bambini che come delle sentinelle annunciano al villaggio l’arrivo di “mompera” (dal francese: “mon père”, prete).

 
 
 

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